
Giovedì 18 giugno ha preso ufficialmente il via la Maturità, un autentico rito di passaggio per migliaia di giovani italiani. Come ogni anno, l’esame porta con sé grandi aspettative per il futuro e la naturale ansia per una prova che richiede di mettere in gioco tutto il percorso affrontato durante gli anni delle superiori. La prima prova, l’immancabile scritto di italiano, ha spalancato i cancelli degli istituti saviglianesi ai maturandi.
La sorpresa più grande è arrivata dagli autori scelti per le prime due tracce (analisi del testo), che hanno proposto una poesia di Cesare Pavese e un brano di Vitaliano Brancati: due personalità che difficilmente vengono affrontate – o al massimo sono trattate marginalmente – nei programmi scolastici.
Tra i ragazzi incontrati all’uscita degli istituti CravettaMarconi e Arimondi-Eula, sono stati davvero pochi quelli che hanno deciso di tentare questa via, frenati dal timore di andare fuori traccia o di non riuscire ad approfondire adeguatamente i due scrittori.
Molto più popolari le tracce di tipo B (il testo argomentativo), che offrivano come spunti il discorso di Giuseppe Saragat sulla Costituzione e le analisi di Piero Bianucci e Frank Furedi, rispettivamente sulla scienza e sul passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Questa tipologia è sembrata la preferita dai ragazzi, che spesso scelgono di muoversi su binari già tracciati, potendo seguire uno schema in parte fornito dalla traccia stessa.
Quasi “carta bianca”, invece, per il tema di attualità (tipologia C), dove a farla da padroni sono stati gli spunti di Wenke Husmann sul valore della meraviglia e di Mario Calabresi sul significato della fatica.
E ora naturalmente spazio agli orali.
