
Se cercate su internet il calendario delle date ufficiali del tour celebrativo per il ventennale di “Handful of soul” di Mario Biondi la tappa saviglianese di sabato 27 giugno non compare. Dunque è lecito pensare a una deviazione della tournée apposta per il Never Ending Summer Festival: infatti, terminato il concerto, l’artista con la band e i tecnici sarebbero subito ripartiti per altra destinazione.
Mario Biondi (all’anagrafe Mario Ranno, 55 anni da Catania) abbiamo avuto il privilegio e il piacere di avvicinarlo per una decina di minuti nel backstage prima che il concerto iniziasse: sufficienti per percepire che l’uomo e l’artista coincidono; niente pose da divo: affabile, alla mano, la verve del battutista e del simpatico canzonatore, l’amico che ti fa ridere prendendoti in giro con affetto.
Per essere alto intorno ai due metri non incute soggezione: ci ha ricevuti chiedendoci un attimo per cambiarsi, da pantalone comodo di lino bianco e t-shirt nera a pantalone skinny (audace con le temperature illegali del periodo) e camicia sulla quale poi avrebbe indossato una giacca grigio scura come le scarpe a punta.
Tra le due o tre cose che abbiamo avuto modo di chiedergli, quella se sia stato difficile “swicciare” dall’inglese, la lingua in cui, imboccando la strada del jazz e del soul d’autore (Barry White, James Brown, Al Jarreau alcuni dei suoi idoli), si è affermato sulla scena internazionale e italiana (nell’ordine), all’italiano del suo ultimo album, Prova d’autore, il primo integralmente nella lingua madre (al netto di parecchie collaborazioni con artisti nostrani): «Sono chiaramente due lingue con una struttura e una sonorità diverse. In inglese ho sempre cantato perseguendo una certa naturalezza e pulizia, evitando di passare per il tipico italiano che si sforza di parlarlo con effetti anche comici. Io amo la nostra bellissima lingua e Prova d’autore è anche un tributo a grandi cantautori come Dalla, De Gregori, Finardi, Battiato, Battisti soprattutto».
L’articolo prosegue sul Corriere di questa settimana.
