
Bello, di una bellezza maestosa e geometrica, lo è ancora il nostro caro Re di pietra, calamita irresistibile di sguardi. Ma anche lui, il Monviso, come altre grandi e iconiche montagne da un po’ di anni a questa parte sta perdendo pezzi con una certa frequenza.
L’ultimo episodio, martedì 1° settembre al tramonto, ha interessato la parete nordest; un fenomeno simile, per dinamica e volumetria coinvolta, si era verificato l’8 settembre di tre anni fa sempre su quel versante.
Abbiamo interpellato Diego Fiorito, ingegnere saviglianese che lavora per l’ACDA, perché lui il Monviso lo frequenta con un approccio professionale, essendo guida alpina del Gruppo Guide del Monviso.
Il primo aspetto che viene in mente nel commentare questo genere di notizie è quello, prioritario, della sicurezza dell’andare in montagna: il Monviso è ancora sicuro? Qual è stata la reazione nel giro di voi addetti ai lavori?
«Diciamo che tra noi guide è nato un dibattito non senza accenti polemici, sulla falsariga dei colleghi di Zermatt (Cervino) e Courmayeur (Monte Bianco). Il confronto è stato tra chi voleva interrompere la salita alla Est e chi era favorevole a proseguire, pur con una cautela rafforzata».
Quale linea ha prevalso?
«Si è deciso di andare avanti, sia chiaro non per ragioni di business ma dopo un sopralluogo in elicottero e il parere dei geologi. Per inciso: noi guide non abbiamo il potere di chiudere sentieri o accessi, quello è facoltà dei sindaci con un’apposita ordinanza. Noi conosciamo l’ambiente, lavorando sul campo abbiamo il polso della situazione, ma gli esperti di morfologia della montagna sono loro. La collaborazione, il confronto e gli scambi sono continui e indispensabili. Siamo portatori di punti di vista complementari. Noi guide andiamo a percezione, sensibilità, ci basiamo sull’esperienza. Io personalmente ascolto tutti i miei colleghi, non c’è una risposta univoca. Ma l’autorevolezza in materia, ripeto, è degli scienziati».
L’intervista prosegue sul Corriere di Savigliano.
