
A cinque anni dalle comunali dell’autunno del 2021, la consiliatura si avvia verso la sua conclusione naturale, anche se le prossime elezioni si terranno in primavera. Per tracciare un bilancio sul lavoro svolto dall’opposizione, abbiamo intervistato Chiara Voghera, di professione commerciante ambulante, capogruppo della lista “Grande Cavallermaggiore”, nonché componente del Cda dell’Atl del Cuneese, presidente di Anva e Confesercenti della provincia di Cuneo e anche membro del coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia.
Una chiacchierata sui temi dibattuti in questi anni con interrogazioni e con scontri passati e recenti con la maggioranza, con in più uno sguardo al suo futuro in vista delle comunali della prossima primavera, nella città che già in passato l’ha vista candidata a sindaco.
Cominciamo con un’analisi del suo percorso a Palazzo Garneri. Nell’ottobre 2021, lei racconigese si è catapultata a Cavallermaggiore come candidata a sindaco. Guardando indietro, quali difficoltà ha incontrato in questa realtà per lei nuova dal punto di vista amministrativo e qual è il bilancio dell’attività del gruppo in Consiglio comunale?
«Quando mi sono candidata a sindaco sapevo di entrare in una realtà nuova per me, ma ho affrontato questa esperienza con grande disponibilità e spirito di servizio. La difficoltà maggiore è stata confrontarsi con la complessità della macchina amministrativa e, da opposizione, con strumenti e possibilità diversi rispetto a chi governa. Questi 5 anni, però, mi hanno permesso di conoscere profondamente Cavallermaggiore: prima conoscevo la città, oggi conosco molto meglio le sue persone, le sue frazioni, le sue attività e le problematiche che quotidianamente vengono segnalate. Abbiamo cercato di fare un’opposizione presente, concreta e propositiva, attraverso interrogazioni, mozioni e proposte, senza limitarci a dire dei no. Abbiamo cercato di essere una voce attenta del territorio e, quando necessario, di evidenziare criticità e proporre alternative».
Entriamo nei temi più divisivi. La rinuncia della ditta Stella al progetto del co-inceneritore nella frazione Foresto è stata da lei definita “una vittoria per Cavallermaggiore e per chi ha creduto nella tutela del territorio”. Tuttavia, la maggioranza ha sempre sostenuto che lo stop sia arrivato per motivi tecnici e per il dietrofront dell’azienda stessa, non per i vostri passaggi in Consiglio. Detto che “Il successo ha molti padri, ma l’insuccesso è orfano” (lo scrisse nel suo diario un uomo di potere del ventennio), cosa si sente di aggiungere?
«Non ho mai sostenuto che la rinuncia fosse stata determinata esclusivamente dall’azione del nostro gruppo. La decisione finale è stata dell’azienda e le motivazioni sono note. Quello che rivendico è il lavoro fatto sul territorio e nelle istituzioni: abbiamo sollevato il problema, approfondito gli aspetti del progetto, mantenuto alta l’attenzione e dato voce alle preoccupazioni di cittadini e agricoltori Abbiamo inoltre contribuito a costruire una posizione politica chiara sulla tutela di quell’area. Se alla fine il progetto non si farà, per noi è certamente una buona notizia per Cavallermaggiore. Non mi interessa stabilire chi debba intestarsi la vittoria, mi interessa che il territorio sia stato difeso e che quell’impianto non venga realizzato».
“Grande Cavallermaggiore” ha preso posizioni nette sulle infrastrutture, ad esempio plaudendo allo stop del primo progetto del cavalcaferrovia, pur evidenziando un’alternativa per i passaggi a livello. Qual è la vostra visione per sbloccare la viabilità cittadina?
«Non siamo mai stati particolarmente favorevoli al progetto del cavalcaferrovia perchè abbiamo ritenuto presentasse diverse criticità e che si potesse lavorare meglio sulla sua impostazione. Il punto, per noi, non era essere contrari a prescindere a un’opera infrastrutturale, ma chiedersi quale fosse la soluzione più utile per Cavallermaggiore nel suo complesso».
L’intervista prosegue sul Corriere.
