
A ottobre sarà passato un anno da quando don Mauro passava il testimone a don Marco Fogliotti che si sarebbe insediato nelle parrocchie dei Santissimi Pietro e Paolo di Monasterolo, Santa Maria della Pieve e San Michele di Cavallermaggiore. Il 12 ottobre scorso, infatti, veniva celebrata la messa di insediamento proprio a Cavallermaggiore. La prima celebrazione ufficiale a Monasterolo risale, invece, alla settimana successiva, il 19 ottobre, quando con la funzione delle 11 si presentava ufficialmente alla comunità locale.
Don Marco, originario di Nichelino, dopo gli studi in Economia Aziendale ha lavorato presso una realtà informatica del torinese. All’età di 29 anni è entrato in seminario. Successivamente l’ordinazione sacerdotale e le esperienze, come viceparroco, prima nei Comuni di Leinì e Mappano e dopo a Cambiano, Villastellone e Santena.
«L’arrivo a Monasterolo ha significato non solo uno spostamento ma anche un cambio di ruolo», racconta il sacerdote, che abbiamo incontrato alla vigilia del suo primo anno in paese.
Facendo un passo indietro, che ricordo ha dell’inizio della sua esperienza qui?
«Ricordo la prima messa a Cavallermaggiore, dove era presente anche un numeroso gruppo proveniente da Monasterolo, così come nel coro e al pranzo comunitario che era seguito. Alcuni mesi prima del mio arrivo avevo già partecipato, con don Mauro, a qualche Consiglio pastorale per iniziare ad avere alcuni contatti con la comunità e sin da subito ne ho avuto una buona impressione».
Come si è sentito accolto?
«Direi molto bene, ho trovato delle persone che mi hanno aiutato e sostenuto per poter iniziare questo nuovo cammino con serenità».
Ha incontrato delle difficoltà iniziali?
«Non nel senso stretto della parola, a volte la difficoltà è non poter essere presente o poter partecipare sempre alle varie iniziative parrocchiali. Inoltre, c’è stato un momento iniziale nel quale è stato necessario conoscere e capire quello che è l’aspetto economico-amministrativo della parrocchia. In generale è comunque stato un anno di cambiamento per me, trattandosi della mia prima esperienza come parroco».
L’intervista prosegue sul Corriere.
