
Il Piemonte è tra le regioni più colpite dall’isolamento bancario. Quasi due municipi su tre (il 65,8%) non hanno più una filiale sul proprio territorio. I dati della CNA nazionale (Confederazione dell’Artigianato e della Piccola Media Impresa) posizionano la regione al quarto posto in Italia per gravità del fenomeno della desertificazione bancaria, preceduta solo da Molise, Calabria e Valle d’Aosta.
Dietro alle percentuali emerge un impatto sociale ed economico pesante, che colpisce direttamente 665 mila piemontesi e oltre 48 mila attività produttive.
Nella Granda il servizio di sportello bancario è presente solo in 104 Comuni su 247. Un trend in negativo che rispecchia un crollo nazionale e che, per quanto riguarda il nostro territorio, interessa in modo particolare i piccoli Comuni, dove la chiusura di una filiale bancaria rappresenta la perdita di un presidio fondamentale per famiglie, imprese e aziende. Tra i piccoli Comuni, su scala nazionale, 9 su 10 con meno di mille abitanti sono senza filiale.
«La banca – evidenzia il presidente di CNA Piemonte Giovanni Genovesio – non è soltanto il luogo dove si apre un conto corrente. Per una piccola impresa rappresenta un interlocutore che conosce il territorio, comprende i progetti imprenditoriali e accompagna gli investimenti. La progressiva chiusura degli sportelli rischia di indebolire questo rapporto di fiducia e di lasciare senza punti di riferimento migliaia di imprese, proprio nei territori più fragili e periferici».
«La trasformazione digitale – aggiunge il segretario regionale di CNA Piemonte Delio Zanzottera – rappresenta certamente un’opportunità, ma non può tradursi in una progressiva ritirata dai territori. Nei piccoli Comuni vivono imprenditori, artigiani, famiglie e molti anziani che continuano ad avere bisogno di un rapporto diretto con la banca. La presenza fisica di una filiale significa accesso al credito, consulenza, accompagnamento agli investimenti e presidio sociale. Rinunciare a tutto questo significa aumentare le disuguaglianze territoriali e rendere ancora più difficile fare impresa nelle aree interne».
