
Ci è voluto del tempo, ma alla fine il mistero del perché alcune tombe (le più antiche) si stessero lentamente sgretolando è stato svelato: sotto i loculi non c’è un solido strato di terra, bensì un’antica palude. Secoli fa, dove oggi portiamo i crisantemi, scorrevano i torrenti Maira e Mellea, lasciando in eredità un sottosuolo fragile che oggi fa cedere le strutture.
L’Amministrazione ha deciso di prendere la faccenda di petto prima che qualcosa finisca al piano di sotto. Nessun intervento improvvisato: l’assessora ai Lavori Pubblici Federica Brizio ha arruolato una task force di geologi, ingegneri e architetti per uno studio approfondito. Trecentocinquanta mila euro investiti: si stabilizzerà il terreno attorno alle strutture e si pianteranno dei lunghi micropali per consolidare le fondamenta fino ad arrivare alla roccia vera. Il tutto condito da test pratici e sensori per monitorare ogni possibile variazione.
«Non vogliamo limitarci a intervenire sulle conseguenze visibili dei cedimenti, ma arrivare a una soluzione che consenta di affrontare il problema nell’intera area», dice Brizio.
Un’operazione per fare in modo che, almeno al cimitero, si possa dormire sonni tranquilli.
