
Sulla carta doveva essere la fine di un’ingiustizia. Nei fatti, si è trasformata nell’inizio di un nuovo incubo burocratico.
Al centro della tempesta c’è il Bonus Nido 2026, il contributo per le famiglie che, a distanza di mesi, risulta ancora bloccato in moltissime sedi INPS italiane, lasciando migliaia di genitori senza i rimborsi dovuti. Eppure, ad agosto dello scorso anno il legislatore aveva finalmente chiarito, con una norma di interpretazione, che il bonus spetta non solo per gli asili nido tradizionali, ma anche per i servizi integrativi (come gli spazi gioco accreditati) e i nidi in famiglia.
Successivamente, il 31 marzo di quest’anno, l’INPS aveva recepito la novità, fornendo le istruzioni operative alle sedi territoriali. Da quel momento, le famiglie si aspettavano una rapida ripresa dei pagamenti. Ma le pratiche sono rimaste al palo.
«Il Bonus Nido nasce per sostenere una spesa corrente, ma se il contributo arriva dopo sei, sette o otto mesi, il suo scopo viene completamente svuotato. Le rette e le bollette si pagano ogni mese, gli stipendi arrivano ogni mese, mentre i rimborsi – che per regolamento dovrebbero essere liquidati entro 30 giorni dal caricamento delle fatture – sembrano arrivare quando capita. Abbiamo anticipato migliaia di euro dall’inizio dell’anno», racconta Sara Vigna, una delle madri che sta segnalando questa assurda situazione alla stampa.
«Le strutture che frequentano i nostri figli sono le stesse dell’anno scorso, con le medesime autorizzazioni. Non è comprensibile che l’INPS impieghi più di sei mesi solo per fare delle verifiche. Non tutte le famiglie possono permettersi di tasca propria queste cifre. Paradossalmente, per sbloccare la mia pratica ho dovuto inviare una PEC formale ai vertici regionali: dopo pochi giorni i soldi sono arrivati, bypassando l’ordine cronologico. Ma vi sembra normale che un diritto dipenda dalla capacità di un cittadino di fare solleciti legali? Il servizio dovrebbe essere automatico, anzi, i nidi dovrebbero essere gratis».
