
Il “caso Foresto” scuote Cavallermaggiore e riaccende i riflettori sui rischi ambientali legati al possibile progetto della costruzione di un impianto destinato alla combustione di materiale legnoso non più recuperabile che potrebbe sorgere in frazione nei pressi dell’area artigianale.
La dura presa di posizione arriva direttamente da Domenico Robasto, presidente del comitato civico “No inceneritore di Cavallermaggiore” che, attraverso una lettera pubblica, lancia un pesante allarme sul futuro della frazione e dell’intero territorio.
Al centro della contestazione c’è il progetto di un impianto che nello specifico tratterebbe a caldo lo smaltimento di pali delle telecomunicazioni dismessi e impregnati di sostanze chimiche. Una tipologia di combustibile che solleva enormi preoccupazioni per la sicurezza ecologica della zona.
Nella sua disamina, Robasto smonta le rassicurazioni tecniche e afferma che «anche ipotizzando l’uso dei filtri più moderni e il rispetto formale dei limiti di legge, le emissioni in atmosfera non verranno azzerate. Sostanze inquinanti e microparticelle finiranno comunque per disperdersi nell’aria, minacciando la salute pubblica, la biodiversità e la vocazione agricola del Foresto».
La lettera del presidente del comitato delinea un triplice danno strutturale per la comunità di Foresto. Sul fronte della salute pubblica, Robasto esige l’applicazione immediata del principio di precauzione di fronte alle nubi derivanti dalla combustione di rifiuti industriali chimicamente trattati.
Sul capitolo della biodiversità dice ancora che l’immissione di fumi industriali in un contesto di pianura rurale comprometterebbe irreparabilmente la flora, i corsi d’acqua e la fauna protetta, con un impatto devastante sugli insetti impollinatori.
Infine per l’economia agricola e immobiliare chiarisce che il Foresto vive di zootecnia e produzioni agricole d’eccellenza. Il solo sospetto di contaminazione delle matrici ambientali svaluterebbe i prodotti locali sui mercati, infliggendo parallelamente un crollo immediato al valore delle abitazioni vicine all’area produttiva.
