
«Ma noi come siamo cresciuti?». È una delle domande che ricorrono nei commenti comparsi sui social dopo l’ordinanza del sindaco del 5 ottobre, che vieta di giocare a pallone in piazza Vittorio Emanuele II e sotto l’ala comunale di via Carlo Costa.
Il provvedimento, accompagnato dall’installazione di apposita segnaletica, riguarda anche altre attività ludiche o sportive che possano disturbare la quiete pubblica, mettere a rischio l’incolumità delle persone o danneggiare le strutture e gli esercizi commerciali. La decisione ha riacceso il confronto tra chi chiede maggiore tranquillità per i residenti e chi teme che bambini e ragazzi abbiano sempre meno luoghi in cui ritrovarsi e divertirsi all’aperto.
Tra le richieste più frequenti c’è quella di individuare spazi gratuiti e accessibili a tutti, dove trascorrere il tempo libero senza necessariamente iscriversi a un’associazione sportiva. Il pensiero va così al vecchio campo di via Prato dei Cornetti, dove per anni intere generazioni hanno riempito i pomeriggi giocando e che oggi è stato riqualificato come area dedicata al calisthenics, anche in seguito alle lamentele per i rumori e i disturbi legati alla frequentazione.
Proprio ricordando le partite improvvisate per strada, un utente richiama la necessità di trovare un equilibrio tra divertimento e rispetto degli altri, puntando su «buon senso civico ed educativo da parte di tutti». Al di là delle critiche al divieto, resta da capire come favorire l’incontro tra i giovani e rafforzarne il senso di appartenenza alla comunità: «le regole sono necessarie, ma dovrebbero essere accompagnate da alternative», il commento dei più.
La consigliera delegata Elisa Reviglio, a tal proposito, ricorda che esistono già diverse realtà di aggregazione: «Il centro ex Gil, con spazi interni ed esterni e personale qualificato, è il primo esempio, oltre alle associazioni e alla parrocchia».
