
Mentre le cronache internazionali raccontano l’instabilità del Medio Oriente, con il mondo sull’orlo di un precipizio dopo i bombardamenti in Iran, da quelle latitudini arriva la testimonianza di Elena Galli, saviglianese d’origine (la mamma Silvana Sciortino e la famiglia hanno vissuto in città), da oltre un decennio a Dubai.
Nei giorni scorsi, la capitale degli Emirati Arabi è stata attaccata – insieme ad Abu Dhabi – dall’esercito iraniano: missili e droni sono starti intercettati dalla difesa aerea, senza fortunatamente gravi danni o vittime. Centinaia i turisti rimasti bloccati, spazio aereo chiuso e voli cancellati. Dubai, metropoli che per anni è stata sinonimo di lusso e sicurezza, oggi deve fare i conti con questo nuovo scenario.
Prima di cominciare a parlare di oggi, perché ti trovi a Dubai?
«Vivo qui da undici anni. Con la mia famiglia abbiamo lasciato l’Italia nel 2005 e, prima di approdare negli Emirati, abbiamo vissuto in Ecuador e negli Stati Uniti. Ci siamo spostati seguendo la carriera di mio marito, che oggi lavora come consulente. Io, invece, sono cofounder di una startup che ha sviluppato un’App dedicata al mercato locale e all’area del GCC (il Consiglio di Cooperazione del Golfo)».
L’escalation dei giorni scorsi ha sorpreso tutti. Tu come l’hai vissuta? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che non era la “solita” tensione regionale?
«È successo tutto sabato mattina. Hanno iniziato a girare messaggi che invitavano a restare in casa, poi si sono sentiti i primi botti e il rombo dei jet militari. Io vivo in centro, vicino al Burj Khalifa, quindi fortunatamente non ho visto droni o fiamme, che sono rimasti più visibili verso la zona della Palma o della base militare. Il momento più difficile è stato verso mezzanotte e mezza: un allarme sul cellulare ci ha svegliati di soprassalto. Da quel momento, io e mia figlia non abbiamo più chiuso occhio; abbiamo passato la notte a guardare film per distrarci. Mio marito era bloccato a Milano per lavoro e mio figlio studia negli Usa».
C’erano stati segnali nei mesi precedenti o è stato un fulmine a ciel sereno?
«No, assolutamente nulla. È stato completamente improvviso».
Dubai è sempre stata descritta come una fortezza “intoccabile”. La percezione di sicurezza è cambiata ora che i droni hanno solcato i cieli degli Emirati?
«In realtà, paradossalmente, la mia percezione di sicurezza si è rafforzata. Avevamo già vissuto la gestione del Covid qui, e anche in questa emergenza il Paese si è dimostrato preparatissimo, con una struttura militare avanzata capace di proteggere i civili. Non vorrei essere fraintesa: la preoccupazione c’è, la paura anche, ma ci sentiamo profondamente protetti».
Alcune cronache parlavano di persone rifugiate nei bunker o nei parcheggi di hotel. Hai assistito a scene di panico?
«Personalmente no. So di alcuni amici che abitano nei piani altissimi dei grattacieli e che, per prudenza, sono scesi nei garage per un paio d’ore, ma non è stata una situazione generalizzata che ho vissuto direttamente».
L’intervista prosegue sul Corriere di questa settimana.
