
L’eco dello stop ai sussidi per l’idrogeno in Francia arriva fino a Savigliano, ma si infrange contro il muro delle rassicurazioni alzato da Alstom. Negli ultimi giorni, il futuro della mobilità a idrogeno è diventato terreno di scontro politico e industriale, con il sito produttivo saviglianese spettatore interessato di una partita che vale centinaia di milioni di euro.
La miccia è stata accesa dalle notizie provenienti d’Oltralpe, dove il governo ha interrotto i finanziamenti per alcuni progetti legati all’idrogeno. Un assist colto al volo da alcuni movimenti e partiti (come Europa Verde), che hanno lanciato l’allarme sulla fornitura destinata a Trenord e alla linea Brescia-Iseo-Edolo, i cui convogli sono proprio prodotti in via Ottavio Moreno. Secondo gli oppositori all’idrogeno, la decisione francese sarebbe la prova che quella dell’idrogeno è una «tecnologia sbagliata, costosa e inefficiente».
C’è chi parla senza mezzi termini di «bolla dell’idrogeno scoppiata», citando i costi esorbitanti e i precedenti negativi in Bassa Sassonia, dove i treni a idrogeno sono stati rimpiazzati a causa dei guasti. Se le preoccupazioni puntavano a mettere in dubbio la tenuta dello stabilimento e delle commesse, la risposta di Alstom non si è fatta attendere ed è arrivata con una nota ufficiale tesa a blindare il progetto italiano. L’azienda ha chiarito che quanto accaduto in Francia è una questione puramente nazionale, legata ai fondi governativi francesi (IPCEI) e circoscritta a quel territorio.
«L’interruzione dei finanziamenti francesi non ha alcun impatto sui nostri progetti e sui relativi finanziamenti in Italia», si legge nel comunicato diramato dal gruppo. Per lo stabilimento di Savigliano, centro di eccellenza per i treni regionali, la notizia è che non ci sono notizie: si va avanti come previsto.
