
Proprio in questi giorni ricorre il quarantesimo anniversario della tragedia di Chernobyl, il più grave incidente mai verificato in una centrale nucleare. All’una e quarantacinque del mattino del 26 aprile del 1986, durante un test definito di sicurezza, il reattore 4 della centrale situata in Ucraina settentrionale al confine con la Bielorussia esplose in tutta la sua drammaticità. Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore con conseguenze immaginabili per la popolazione ed il territorio.
Da allora c’è chi ha lavorato per dare una speranza di vita, soprattutto ai bambini colpiti dalla radioattività, ospitandoli d’estate per una vacanza in Italia che per loro era fondamentale per salute e psiche. Tra questi volontari c’è l’associazione Smile Onlus per la Bielorussia (precedentemente denominata “Un sorriso per Chernobyl”), fondata nel 1995 con un unico scopo: quello di aiutare i bambini in stato di disagio che abitano nell’area della provincia di Gomel, a sud della Bielorussia.
La zona è molto vicina a Chernobyl ed è quella che purtroppo ha subito i maggiori effetti deleteri del disastro nucleare. Le aree all’interno della zona continuano a diffondere radioattività a macchia di leopardo con Cesio -137 persistente e contaminazione del suolo.
L’allarme in Bielorussia rimane elevato perchè, a quasi 40 anni dal disastro, circa il 12% del territorio nazionale (oltre 25.000 km quadrati) è ancora classificato come zona di contaminazione radioattiva. Al primo gennaio 2026, si stima che circa 922.000 persone, di cui 181.000 bambini, vivano ancora in insediamenti situati in zone contaminate. Sebbene il numero sia in calo rispetto ai 2,2 milioni del 1986, quasi un decimo della popolazione è esposto quotidianamente a bassi livelli di radiazioni.
Uno degli obiettivi di Smile è sempre stato quello di contribuire al miglioramento della salute fisica e psichica di questi bambini, facendo trascorrere loro ogni anno una vacanza sana e spensierata, contribuendo a rafforzare le difese immunitarie. Un progetto scientifico, realizzato dalla commissione interna Smile Health nel ‘98, ha appurato che vivere un periodo di tempo (anche breve) in zone non contaminate e alimentandosi con cibi privi di radionuclidi, permette di perdere dal 40 al 60% della radioattività assorbita durante l’anno, riducendo il rischio di essere colpiti da tumore alla tiroide, leucemia e altre patologie collegabili alle conseguenze della contaminazione.
