
È andato a riabbracciare la sua Antonietta, Giovanni Allasia, figura popolare del mondo cavallermaggiorese mancato a 91 anni nella sua abitazione di via Roma nella tarda serata di domenica 25 gennaio.
Quinto di 10 figli di papà Calisto Allasia, commerciante di piante, allevatore e vivaista, dopo aver lavorato in campagna con i fratelli per diversi anni ed essersi sposato, nel 1968 cambiando radicalmente professione prese in gestione il Bar Roma di Cavallermaggiore assieme alla moglie Antonietta Abrate che in seguito gli diede 2 figlie.
Quando tutto stava sorridendo alla coppia, nel 1971 iniziò drammaticamente la malattia della consorte, persa nel 1976 a soli 34 anni, che lo costrinse già tre anni prima alla cessione dell’esercizio. Senza piegarsi all’amaro destino, privo della compagna e con due figlie da crescere, si gettò in una nuova attività lavorativa. Un lavoro che lo portava in giro per i bar ad installare e proporre i divertimenti più in voga negli anni ’70 come flipper, jukebox, biliardini e calciobalilla.
Nell’ambito del settore divertimento, Giovanni ha sempre rivendicato con orgoglio di non aver mai voluto occuparsi di slot machine (che sono arrivate dopo) anche per un’etica professionale. Da animatore in gioventù delle feste in cascina di una famiglia Allasia, che da piccola realtà contadina si è trasformata nel tempo in concreta azienda vivaista, cominciò nel 1977 anche il suo rapporto con la Pro loco di Mauro Mana poi proseguito anche con il presidente Dino Saglietto. Nonostante stima e considerazione, non accettò mai nessun incarico in Pro loco, rimanendo sempre un semplice consigliere parecchio ascoltato soprattutto per i modi garbati di interloquire.
Da promessa fatta a Giovanni nel corso dell’ultima telefonata ricevuta la mattina del 23 gennaio, come lui ci ha chiesto omettiamo tutto il capitolo che lo ha riguardato per il Palio dei borghi. «Vorrei che parlaste di comunità e di associazioni che sono creazioni importanti», ci disse, lasciandoci poi come insegnamento “il rispetto e l’umiltà che servono sempre nella vita” e da buon cattolico ci ha salutato per l’ultima volta dicendo “di portare sempre nel cuore il santuario della Madonna delle Grazie”.
