
Vuoi per il suo appealing, vuoi per il suo impatto mediatico, l’hyrox è stato definito un vero e proprio fenomeno. Tanti sono gli atleti professionisti e non che partecipano a questa disciplina che si sta diffondendo a macchia d’olio in Europa e negli Stati Uniti. Inoltre sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni gli eventi e le persone coinvolte in questa gara sportiva. Ci siamo fatti raccontare di più dal monasterolese Marco Testa che proprio lo scorso 31 gennaio ha partecipato alla sua prima hyrox a Torino al Lingotto Oval. Nato e cresciuto a Monasterolo, è laureato in scienze motorie ed è anche biologo nutrizionista.
«Per lavoro seguo sia chi vuole fare fitness per mantenersi in forma, sia atleti che necessitano di una preparazione fisica specifica per gare ed eventi sportivi. Mi occupo, inoltre, di nutrizione sportiva. In particolare seguo atleti a livello pro in sport da combattimento», spiega.
Premessa che Marco tiene a fare prima di iniziare la nostra chiacchierata è che lui, concludendo la gara di Torino con un tempo di 1 ora e 29 minuti ha conseguito un risultato, a detta sua, «mediocre». Il suo obiettivo, dopotutto, era di finirla entro l’ora e trenta: «Eravamo circa 10.000 partecipanti, alcuni l’hanno conclusa sotto l’ora (è proprio questo il record del mondo) ma altri ne hanno impiegate anche 3». Ma andiamo con ordine.
Che cos’è l’hyrox?
«Di fatto è un evento sportivo privato, il marchio Hyrox è di proprietà di Puma, e tutti quelli che hanno un po’ di allenamento fitness possono partecipare. Si tratta di un percorso che alterna corsa a esercizi di resistenza muscolare. Ci sono diverse categorie, tra cui: open uomo/donna (quella alla quale mi sono iscritto), pro uomo/donna, coppia uomo/donna, mista e staffetta. Il format è sempre lo stesso ma cambia il carico dei pesi. Sta avendo un grande successo anche perché molto “spinto” dai social. Alcune volte è definito “sport ibrido” ma in realtà non è proprio così perché le richieste di forza e potenza sono più basse rispetto a quelle di resistenza».
Quali sono gli esercizi?
«Ce ne sono 8 in totale, ciascuno intervallato da 1 km di corsa. Si parte con 1.000 mt di SkiErg, una simulazione di sci di fondo dove sono sollecitate braccia e in generale la parte superiore del corpo. Poi si alterna lo Sled Push allo Sled Pull. In pratica si spinge e si tira una slitta con dei pesi sopra. Seguono poi 80 mt di Burpee Broad Jump, ovvero di salti in cui si deve andare con il petto a terra. Si passa poi a 1.000 mt di Row, un simulatore di canoa. Segue la Farmers Carry, la “camminata del contadino” dove devi portare per 200 mt dei pesi. Ci sono poi 100 mt di affondi in camminata (Sandbag Lunges) e per concludere 100 Wall Balls dove devi colpire un bersaglio a 3 mt di altezza con una palla da 6 kg, nel mio caso. Ovviamente a ogni postazione ci sono dei giudici che controllano che l’esercizio rispetti determinati standard di esecuzione».
Qual è stata la parte nella quale hai avuto più difficoltà?
«Ho “patito” i burpees e sicuramente le ultime wall balls si sono fatte sentire».
L’intervista prosegue sul Corriere di questa settimana.
