
Il progetto di una nuova cittadella dello Sport in via Becco d’Ania stuzzica l’interesse, ma nessuno si lascia andare a facili entusiasmi. Nonostante il Consiglio comunale abbia approvato all’unanimità la modifica al piano triennale dei lavori pubblici (di fatto aprendo alla possibilità del partenariato pubblico-privato), il sindaco Antonello Portera – rispondendo a un’interrogazione del gruppo d’opposizione Spazio Savigliano – preferisce andare con i piedi di piombo.
Anche se all’avviso per la manifestazione d’interesse hanno risposto in sei (come avevamo anticipato sul Corriere), non tutti coloro che si sono fatti avanti sono pronti per avventurarsi in un progetto che – numeri alla mano – prevede un investimento complessivo di quasi 16 milioni di euro.
«Quattro dei sei soggetti si sono proposti esclusivamente per l’esecuzione dei lavori, preferendo il modello dell’appalto classico (che non prevede l’impiego di capitali propri né l’assunzione del rischio di gestione, ndr) – ha spiegato Portera –. Una realtà ha manifestato un interesse specifico per la sola area della piscina, mentre un operatore si è dichiarato disponibile ad approfondire la sfida nel suo complesso».
L’obiettivo dell’Amministrazione è chiaro: trasformare l’area in un polo sportivo attraverso lo strumento del partenariato pubblico-privato, una strada che promette una gestione moderna ma che deve comunque sottostare a una rigida normativa, a un iter particolare e a tempi ben definiti. In prima battuta, occorre sostanzialmente che il Comune dichiari la disponibilità ad accettare proposte di collaborazione per un determinato progetto inserito nel piano delle opere pubbliche (da qui, la necessità di aggiornarne l’elenco triennale); poi che un privato depositi formalmente un progetto di fattibilità e un piano economico e finanziario; in seguito il Comune valuta se la proposta risponde alle richieste dell’interesse pubblico e, se approvata, entro tre mesi viene ufficialmente pubblicata per sollecitare alternative da parte di altri soggetti; fatte tutte le dovute verifiche, si passerà poi alla procedura di gara vera e propria sulla base della proposta arrivata, cui – solitamente – il proponente ha un diritto di prelazione nei confronti di altre aziende che potrebbero farsi avanti in questa fase; solo alla fine si può procedere con l’aggiudicazione e – si spera – l’avvio dei cantieri.
«Il cammino non è privo di insidie tecniche e ambientali – ha ammesso Portera –. Resta il nodo dei vincoli paesaggistici, che impongono una progettazione attenta e rispettosa, e il capitolo finanziario che prevede un impegno decisamente significativo».
