
È terminata domenica 15 marzo l’esperienza italiana degli studenti spagnoli ospitati dalle famiglie dei genitori frequentanti le classi quinte dell’Istituto Comprensivo di Cavallermaggiore, che fa capo anche alle classi di Caramagna e Murello, nell’ambito del progetto Erasmus+. Nove gli allievi catalani provenienti dalla Escola Mogent de La Roca del Valles (dei complessivi 19 giunti in Italia) che hanno trovato ospitalità a Caramagna per una settimana.
I ragazzi spagnoli e i loro coetanei italiani hanno vissuto un intenso programma di attività scolastiche e culturali. Dopo l’accoglienza a Cavallermaggiore e l’incontro con il sindaco Francesco Emanuel in sala consiliare, la giornata di lunedì 9 marzo è proseguita con attività motorie in palestra e laboratori che hanno coinvolto anche altri studenti. Le successive giornate hanno visto visite a Cuneo, con tappe alla Casa del Fiume e al Museo di Pippicalzelunghe, attività al plesso di Caramagna tra aula multisensoriale e giochi da tavolo, e l’emozionante visita al castello di Racconigi, seguita da pranzo e torneo di bocce.
La settimana si è conclusa con una cena condivisa all’oratorio di Caramagna, mentre il sabato è stato dedicato alle famiglie ospitanti, che hanno organizzato ulteriori visite ed esperienze, come il Museo della Magia di Cherasco e diverse attività sportive.
«Una prova non da poco per ragazzi ancora molto piccoli alla loro prima esperienza fuori casa. La barriera linguistica non è stata un problema. La differenza più grande ha probabilmente riguardato le diverse abitudini alimentari dei ragazzi. In passato, anche un altro mio figlio aveva partecipato allo scambio, recandosi in Spagna, ed abbiamo accolto con piacere questa nuova opportunità. Il nostro ospite è stato in contatto costante con la propria famiglia che sentiva ogni sera, ed al momento di salutarsi prima della partenza ci sono state delle grandi lacrime. Successivamente, mio figlio era un po’ spaventato di dover partire, ma si è fatto coraggio pensando alla prima parte di esperienza vissuta», commenta Silvia, la mamma di Giosuè Chiapello.
«È stata un’avventura bella ed arricchente, anche per noi adulti. I ragazzi comunicavano con il linguaggio universale del gioco, uniti da una grande spontaneità. Sia mia figlia che la nostra ospite hanno mostrato durante la settimana grande autonomia ed educazione. L’esperienza ha accresciuto anche lo spirito di comunità, con momenti d’incontro tra le famiglie nell’organizzazione delle attività comuni, con la volontà condivisa di appoggiare un progetto basato sull’universalità e sull’importanza dello scambio culturale. Non eravamo inizialmente propensi a far fare a nostra figlia quest’esperienza, ma lei ha insistito tanto ed ora ci siamo ricreduti perché abbiamo capito che il confronto arricchisce. Sabato, prima di partire per la Spagna, noi genitori eravamo più preoccupati di lei, perché la sua sana incoscienza la porta a vivere meglio questa situazione», spiega Denise, madre di Arianna Osella.
