
Con un passato nel Movimento Cinque Stelle e un’avventura sui banchi dell’opposizione, Silvia Garaventa, oggi capogruppo di Nuova Civica, è probabilmente la consigliera di maggioranza con più esperienza dentro il municipio. Con il pragmatismo che la contraddistingue, traccia un’analisi dei primi quattro anni di Amministrazione, le dinamiche interne alla coalizione e le sfide che attendono la città in vista del 2027, quando i saviglianesi saranno di nuovo chiamati a scegliere il proprio sindaco.
Partiamo da un bilancio di questi anni di amministrazione Portera. Lei aveva esperienza tra i banchi della minoranza: come ha visto cambiare la macchina amministrativa da questa prospettiva?
«Fare l’opposizione è una scuola utile che ti permette di capire gli ingranaggi, quando entri in maggioranza le difficoltà aumentano e cambiano volto. Già in minoranza avevo iniziato a comprendere certe dinamiche, ma la verità è che da fuori molte cose sembrano facili. Spesso i cittadini protestano per questioni legittime, come lo stato della stazione ferroviaria, suggerendo ad esempio di usare i proventi delle multe per sistemarla: ma quell’immobile non è di proprietà del Comune e i vincoli burocratici o i tempi impediscono manovre del genere».
La vostra maggioranza è composta da consiglieri, molti dei quali neofiti assoluti. Come avete gestito la convivenza tra storie politiche così eterogenee?
«Abbiamo dovuto fare un po’ di scuola interna per comprendere il funzionamento degli uffici e della macchina comunale. Avendo un minimo di esperienza passata, m i sono messa a disposizione. In realtà tutti si sono inseriti molto bene, non è stato nulla di eccessivamente complesso. Per quanto riguarda l’eterogeneità, la maggioranza unisce storie e sensibilità politiche molto diverse, ma tutto è venuto naturale. Su temi di rilevanza morale abbiamo sempre garantito massima libertà, permettendo alle varie anime di esprimersi liberamente. Ci sono momenti in cui l’appartenenza a una determinata area si fa sentire di più – ad esempio sull’urbanistica ci si trova più d’accordo con alcuni – ma questo accade in qualsiasi coalizione».
C’è stata però qualche decisione interna che ha richiesto un supplemento di mediazione? Penso all’introduzione dei dirigenti.
«Sulla questione dell’organizzazione del municipio ammetto che inizialmente, almeno personalmente, non ero del tutto d’accordo. Tuttavia, poiché abbiamo sostenuto la candidatura di Antonello, era giusto fidarsi della sua visione. Il sindaco ci ha spiegato chiaramente le argomentazioni: avere dirigenti rappresenta un vantaggio strategico per il Comune soprattutto per intercettare i bandi di finanziamento e per sviluppare progetti complessi. Di fronte a queste motivazioni tecniche ho cambiato idea: non trovo che ci sia nulla di male nel farlo».
L’intervista prosegue sul Corriere di questa settimana.
