
Il Piemonte trema davanti allo spettro della siccità e a pagare il prezzo più alto è l’agricoltura, ormai in pieno codice rosso. Con un giugno torrido (+3,5° C sopra la media) e riserve d’acqua scese del 37%, i campi sono allo stremo. Le associazioni di categoria temono uno scenario peggiore di quattro anni fa, con raccolti compromessi e bilanci aziendali a rischio.
La presidente di Coldiretti Piemonte, Cristina Brizzolari, spiega che gli agricoltori sono costretti a scelte drastiche: decidere quali colture sacrificare per tentare di salvarne altre. Gabriele Carenini (Cia) chiede di vietare subito i consumi non prioritari, come il riempimento delle piscine, per convogliare ogni singola goccia verso l’irrigazione dei campi.
La crisi tocca anche i cittadini: in Piemonte, oltre cento Comuni hanno limitato l’uso dell’acqua potabile e cinquanta sono riforniti da autobotti. Con la portata del Po crollata del 75%, il governatore Alberto Cirio ha riunito il tavolo d’urgenza ed è pronto a chiedere lo stato di emergenza, trattando con Valle d’Aosta e Canton Ticino per nuovi rilasci idrici. Ma per i raccolti il tempo stringe.
