
A detta di chi vive a meno di una strada di distanza, da mesi il cantiere è deserto. Nessun sopralluogo, nessun operaio, nessun macchinario in azione. «Hanno allestito tutto in fretta e furia, stravolgendo viabilità e parcheggi, ma non si vede mai nessuno. E noi non sappiamo mai dove lasciare la macchina», lamenta un signore, raccogliendo i malumori di un gruppo di residenti.
È passato oltre un anno da quando, nel luglio 2024, il Comune mise mano alla viabilità di via Cravetta (disponendo i parcheggi paralleli alla carreggiata e non più a spina di pesce) per consentire all’Università di Torino di allestire il cantiere per il recupero dell’ex convento dietro la Crusà Neira, allora sede del Cemi (Centro Europeo di Modellismo Industriale) e della Protezione Civile. Se le lezioni dei designer sono state spostate nelle aule di via Garibaldi e i macchinari per l’emergenza nel nuovo capannone di via Alba, il resto è praticamente rimasto uguale.
A parte la recinzione da cantiere, almeno ad uno sguardo esterno, non pare siano stati fatti passi in avanti significativi nel progetto di trasformazione del San Domenico in un’estensione del polo universitario: qui dovrebbero essere realizzate due grandi aule (da 150 posti a sedere) al primo piano, mentre in quello a terra dovrebbero trovare spazio i rinnovati laboratori del Cemi (con aule studio connesse). Un maxi-progetto di recupero fortemente voluto dall’Università che, per sopperire alla carenza di spazi nell’ex convento di Santa Monica, in passato aveva anche utilizzato la sala Santa Chiara (quella attigua all’istituto superiore Arimondi-Eula) e, addirittura, il cinema Aurora.
