
Non è stato un funerale, ma la celebrazione di una vita che ha cambiato il modo in cui il mondo intero guarda al cibo, alla terra e alle relazioni umane. Tra le mura dell’Agenzia di Pollenzo, migliaia di persone si sono radunate per l’ultimo saluto a Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, presidente dell’Università di Scienze Gastronomiche, di Terra Madre e delle Comunità Laudato Si’, morto venerdì scorso.
Una folla arrivata da ogni angolo d’Italia, dalla Svizzera, dalla Germania e persino da Messico e Giappone: attivisti, studenti ed ex allievi dell’ateneo, volti della cultura, imprenditori e istituzioni. Tutti uniti per ricordare colui che Papa Francesco definì in modo memorabile e paradossale un «agnostico pio»: un laico profondissimo, capace di cogliere il senso religioso del pane e della comunità, rimasto fino all’ultimo un fiero figlio della sua Bra.
Anche Savigliano ha conosciuto da vicino il pensiero di Petrini, che negli anni ha calcato più volte le scene cittadine. Impossibile non ricordare quando, proprio a Savigliano, Petrini inaugurò la sesta edizione della “Festa del Pane” con una conferenza a metà tra filosofia ed economia. In quell’occasione, con la sua consueta e lucida schiettezza, Carlin mise sotto accusa le storture del sistema industriale applicato all’agricoltura, parlando del pane e del cibo non come semplici merci da svendere sul mercato, ma come elementi carichi di valore e dignità.
«L’errore è stato traslare il modello industriale al mondo agricolo. Un sistema produttivo con appena cento anni di storia ha distrutto una trazione millenaria – aveva detto Petrini -. Oggi la terra è meno fertile, nonostante tutta la chimica che inquina i campi, e sta morendo tutta la socialità legata al mondo contadino».
Un legame, quello tra il fondatore di Slow Food e la città, che affondava le radici nel tempo: già nel 2006 Petrini era venuto a Savigliano per presentare l’allora neonato progetto di Terra Madre, dando il via a una lunga tradizione di accoglienza che negli anni ha visto la comunità locale aprire le porte a decine di delegazioni di piccoli produttori da tutto il mondo.
Nato a Bra nel 1949, giornalista, scrittore e gastronomo, Petrini ha ridisegnato i contorni della cultura alimentare globale. Dalla nascita di Arcigola nel 1986 fino alla firma del Manifesto internazionale di Slow Food a Parigi nel 1989, la sua è stata una rivoluzione culturale che ha restituito voce e dignità ai contadini, opponendosi alle logiche della sovrapproduzione e dello spreco alimentare.
