
Sono stati celebrati giovedì mattina nella chiesa di San Pietro i funerali di suor Giovanna Gosmar, religiosa della Sacra Famiglia e storica direttrice della Pro Pueritia, istituto dedicato all’accoglienza di bambini orfani o provenienti da famiglie disagiate.
Al secolo Rita, era nata a Villafalletto nel 1930 e cresciuta a Mellea, una piccola frazione di Fossano.
Dal carattere intraprendente, perspicace e gioviale, aveva fin da subito mostrato la sua tendenza a legare con gli altri e in modo particolare con i più piccoli. Venne a contatto con le suore della Sacra Famiglia che, giunte in paese, oltre a una scuola aprirono un laboratorio femminile di teatro. Rita ne fu attratta e rimase coinvolta in particolare nei momenti di lettura e di riflessione: all’età di 17 anni intuì che il Signore la stava chiamando ed entrò nella Congregazione. Con la professione religiosa prese poi il nome di suor Giovanna.
Le si presentò subito la possibilità di dispensare le sue capacità negli oratori. A vent’anni si trovò a prendersi cura dei più piccoli, proprio come aveva sempre desiderato, alla Pro-Pueritia di Savigliano, istituto sorto come aiuto ai terremotati di Messina (1908) e negli anni ‘50 aperto alle richieste di aiuto di bambini orfani o provenienti da famiglie disagiate. Un servizio che sarà sempre più richiesto negli anni del boom economico con la migrazione al nord di molte famiglie del sud. In questi anni suor Giovanna diventa direttrice (amichevolmente chiamata “la Dire”) dell’attività educativa insieme ad altre sorelle. Con animo delicato, era di aiuto ai piccoli ma anche agli adulti.
«Tutto questo era la mia vita, con i bambini, nel rispetto dei ruoli, mi facevo una di loro, perché capivo quanto avessero bisogno di affetto, tanto da sentirmi dire spesso “fai tu la mia mamma”», le parole di suor Giovanna.
Negli anni successivi l’istituto allargò il servizio con il doposcuola, apprezzato dalle famiglie: in questi ambienti si superarono anche i pregiudizi. L’amicizia annullava le differenze sociali e anche l’idea di crescere in un istituto non era più vista limitante come negli anni precedenti.
