
Anche quest’anno la chiesa monasterolese è arricchita dal grande presepio parrocchiale, opera di Bastiano Galletto, Franco Alesso e Gianfranco Viano. Una tradizione che prosegue da tempo, come ricorda Bastiano: «Ho trovato una foto di mio zio Tumlin Galletto che risale al 1975; io avevo 19 anni e aiutavo lo zio a fare il presepio. La grande collaboratrice di allora era Antonietta, la perpetua di don Giovanni Musso, tanto amata dai monasterolesi. Antonietta era solita mettere vasi di fiori ovunque, anche davanti alla capanna di Gesù bambino. C’era tanta volontà di fare, ma poca cura dei particolari, come si vede dalla foto, che esporremo accanto al nostro presepio».
Bastiano si è soffermato sulle differenze tra oggi e le creazioni di un tempo: «Il presepe ora è più curato sia nelle statue che nella prospettiva. Oggi, rispetto a 50 anni fa, potremmo dire che tutto è cambiato, c’è un modo diverso di vedere le cose, non si modifica quella che è la sostanza, ma sicuramente la presentazione». Una delle principali novità sono senza dubbio le statue in movimento, ma anche l’acqua che scorre, le lampade che producono l’effetto del fuoco, le stradine illuminate con i lampioncini.
«La vecchia capanna logorata dal tempo è stata sostituita da una tutta in legno, ricavata dalla radice di un grande albero e illuminata da più lampade. Questo presepio, nato nel 1920, ha già superato i suoi cento anni, ma ha mantenuto la prospettiva impostata dai nostri predecessori: mio padre Gino, i miei zii Tumlin e Paolo, con la grande collaborazione di don Berra, il parroco di allora, tanto amato dai giovani», conclude Bastiano
