
Tutti gli anni, tra Carnevale e Pasqua, un rametto di mimosa ci ricorda che è la Festa delle donne o meglio la Giornata internazionale a loro dedicata. In Italia, l’8 marzo è stato scelto per celebrare la rivendicazione dei diritti femminili e i traguardi raggiunti. Etimologicamente la parola traguardo rappresenta un “punto d’arrivo, momento conclusivo o frase finale di opere, imprese, situazioni che si sono svolte per un lungo periodo di tempo o sono state precedute da lunga attesa”. E in effetti storicamente per le donne mai nulla è stato troppo semplice o scontato.
In occasione di questa giornata “speciale” abbiamo fatto due chiacchiere con alcune donne monasterolesi, restituendo una fotografia dei volti che incrociamo quotidianamente. Il nostro “tour” parte dalle giovanissime che stanno ancora studiando.
L’essere ragazze ha condizionato, in qualche modo, la scelta della scuola?
«Sinceramente no – risponde Francesca G., 17 anni che frequenta il liceo scientifico sportivo -. Ho scelto in base ai miei interessi. Forse però ci sono ancora alcuni stereotipi che andrebbero abbattuti, ad esempio quali materie sarebbero “più adatte” alle ragazze oppure il fatto che alcune scuole sembrino più per ragazzi».
«Ho 14 anni e sto frequentando il liceo scientifico sportivo – dice Lucia -. Finora l’essere una ragazza non ha influenzato i miei studi perché sono sempre stata fortunata ad aver avuto maestri e professori che su questo argomento hanno dedicato molto tempo».
A proposito di parità di genere (mansioni e stipendi ad esempio) che aspettative avete per il futuro?
«Attorno a me c’è sempre stato un clima sereno e senza distinzioni. Credo che l’uguaglianza sarà sempre più realizzata», commenta Lucia.
«Ho 21 anni e sto frequentando la facoltà di Economia e Management a Torino – aggiunge Francesca -. Sono consapevole che in passato, e purtroppo ancora oggi, si verificano episodi di discriminazione di genere, ma sono fiduciosa in un cambiamento che porterà questo fenomeno ad annullarsi. Credo che come donna riuscirò ad affermare il mio ruolo in ambito lavorativo conquistando il rispetto dei colleghi uomini».
Ilaria, 28 anni, insegnante di matematica e fisica alle superiori: «La scuola è il luogo ideale per l’esercizio dei diritti e della parità dei sessi e una grande responsabilità ricade sulle spalle di noi insegnanti. Sono stata libera e incoraggiata nella scelta di una facoltà STEM, una fortuna condivisa con altre compagne che hanno studiato con successo fisica, biologia, ingegneria, chimica. Tante mie amiche universitarie hanno scelto di dedicarsi a carriere considerate tipicamente maschili, quali la consulenza informatica e la ricerca accademica».
C’è poi chi, da più o meno tempo, già lavora conducendo una propria attività.
«Lo scorso ottobre il mio negozio di parrucchiera ha festeggiato quattro anni – racconta Martina -. All’inizio era tutto un “proviamo”, “vediamo come va”, ora ho il mio giro di clienti abituali e sono contenta. Lavorare in proprio e gestirsi con appuntamenti può essere vantaggioso. Significa che, organizzandomi con anticipo, posso gestire i miei impegni e quelli dei miei figli. Rifarei la scelta di mettermi in proprio, le soddisfazioni ci sono e mi spronano ad andare avanti».
«Sono in negozio da 33 anni – sottolinea Emanuela (titolare di un casalinghi) -. Ho iniziato quando ne avevo 19, con mia madre, e da allora non c’è stato giorno che non volessi venire al lavoro. Per me è una passione anche se, rispetto a quando ho iniziato, i tempi sono completamente cambiati. Si è un po’ persa la “cultura delle cose belle e di qualità” e si preferisce investire in altro piuttosto che in oggetti che usiamo tutti i giorni. Ma non ho perso l’entusiasmo e rifarei la scelta perché il “negozio è famiglia”».
«Sono contenta della decisione presa 7 anni fa di aprire la mia attività – racconta Sabrina, titolare della cartolibreria -. È stata inizialmente una “scelta da mamma”, prima facevo l’educatrice e non riuscivo a seguire mio figlio, così ho deciso di cambiare completamente».
Il “viaggio” continua sul Corriere di questa settimana.




