
Tra le vie di Racconigi c’è chi forse ancora ricorda il nome di Margherita Bonino con rispetto e affetto. Per tutti era “Magna Maria”. Non ebbe figli suoi ma per intere generazioni fu molto più di una semplice donna di casa: madre adottiva, punto fermo, presenza imprescindibile nella vita quotidiana della comunità.
Nata nel 1890, in una famiglia numerosa con quattro fratelli e quattro sorelle, Margherita crebbe in un’epoca in cui alle donne era raramente concesso un ruolo centrale. Eppure, seppe conquistarsi uno spazio di autonomia e responsabilità tutt’altro che scontato. Durante la guerra, con i fratelli al fronte, prese in mano la gestione dell’azienda agricola, dimostrando determinazione e capacità fuori dal comune.
Nei primi anni del Novecento rilevò una drogheria a Racconigi, diventando un volto noto in paese. Rimasta vedova ancora giovane, continuò a essere una figura forte e indipendente, capace di guidare il nucleo domestico come una vera capostipite.
La vita non le risparmiò dolori: una sorella morì a soli trent’anni per un tumore al seno, lasciando due bambini di due e tre anni. Margherita li accolse come figli, li crebbe con dedizione e li accompagnò nel loro cammino.
La sua era una maternità allargata, non biologica ma profondamente umana. Donna austera, talvolta burbera nei modi, eppure generosa e accogliente, Magna Maria seppe essere un punto di riferimento in un periodo storico in cui poche donne avevano un ruolo così centrale nella famiglia e nella comunità.
Abitava in una casa sul viale alberato di Racconigi, riconoscibile per gli enormi gerani. Soffriva di diabete e si praticava l’insulina quando ancora non era una terapia diffusa come oggi; poi si concedeva i suoi piccoli rituali, tra savoiardi, vino e due cucchiai di zucchero. In ospedale instaurò un legame profondo con un medico, il dottor Parigi, che in seguito divenne primario cardiologo a Torino. Nonostante i suoi importanti incarichi, finché lei fu in vita continuò a farle visita ogni giovedì, fermandosi a pranzo a casa sua con affetto sincero. In quelle occasioni visitava anche i racconigesi che, tramite Magna Maria, prendevano appuntamento con lui, offrendo spesso le sue prestazioni a titolo gratuito.
Ma non era l’unico: nel tempo accolse molti giovani medici del civile, offrendo loro una stanza dove dormire e diventando quasi una seconda “mamma”. La sua fu un’esistenza segnata da lutti, nonché da un amore instancabile per gli altri. Quando morì, nel 1977, lasciò un’eredità fatta di ricordi condivisi, di pomeriggi trascorsi insieme, di affetto concreto. Ancora oggi nipoti e parenti ricordano la gioia di andare a trovarla, sentendosi sempre accolti. Magna Maria resta così nella memoria collettiva: una donna capace di trasformare il dolore in cura e la solitudine in famiglia. Un esempio straordinario di dedizione e coraggio.
