
Il presepe antropologico napoletano e piemontese allestito nello spazio espositivo dell’Agorà di via Torino è stato inaugurato nel pomeriggio di sabato 13 dicembre. Nato da un’idea di Alessandra Relmi e Felice Pavese, da sempre amanti del presepe napoletano (da anni lo realizzano in casa), il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’associazione Di.A.Psi e del Centro Salute Mentale e di alcuni altri utenti. Sono intervenuti all’inaugurazione il sindaco Antonello Portera, la direttrice sanitaria Monica Rebora, il presidente Di.A.Psi Lorenzo Lanfranco, il direttore del Dipartimento di Salute Mentale Francesco Risso, l’assessore regionale Marco Gallo e il consigliere provinciale Davide Sannazzaro.
Ogni intervento ha contribuito a dare un’immagine del presepe come storia della nostra cultura e sottolineandone l’importanza in questo caso per la collaborazione con il centro di salute mentale nell’unire le forze per alleviare la sofferenza e allo stesso tempo arricchire di significato la cultura popolare, con un grande sforzo ma con un ottimo risultato.
Dopo i vari interventi la parola è passata ai protagonisti del progetto, gli autori del presepe Pavese e Relmi che hanno spiegato: «Per la realizzazione di questo presepe ci siamo ispirati a quello che abbiamo visto nel Rione Sanità a Napoli realizzato dai fratelli Scuotto. Abbiamo voluto mantenere la tradizione del presepe partenopeo ma legandolo anche a personaggi della tradizione piemontese. Al centro il pastore Benino, addormentato come nella tradizione napoletana, dal cui sogno nasce tutto il presepe. Compare il pastore Gelindo della tradizione piemontese. Come afferma il nostro amico don Vituliano Della Sala, parroco di Mercogliano in provincia di Avellino, Gesù Cristo nasce in ogni luogo, in ogni tempo e in ogni situazione. Infatti oggi nascerebbe probabilmente sui barconi dei profughi o sotto le bombe a Gaza».
