
Venerdì sera il Milanollo ha accolto il pubblico con una delle commedie più celebri e amate della drammaturgia: L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde. Un classico intramontabile che, grazie a una regia elegante e attenta firmata da Geppi Gleijeses, ha saputo rinnovare tutta la sua raffinata comicità e ironia.
Gli equivoci e i dialoghi incalzanti hanno tenuto alta l’attenzione degli spettatori che ancora una volta hanno riempito il teatro in ogni ordine di posto. Impeccabile Lucia Poli, nei panni di Lady Bracknell, ma non sono stati da meno gli altri interpreti, dai personaggi principali ai maggiordomi.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla scenografia, curata nei dettagli, che ha evocato perfettamente l’atmosfera dell’Inghilterra vittoriana, così come i costumi.
Il gioco dei nomi, delle bugie e delle doppie vite diventa un pretesto per svelare un mondo in cui la forma conta più della sostanza, un mondo in cui l’identità diventa una maschera indossata per risultare accettabili agli occhi degli altri. Un tema attuale ancora oggi, in una società che, seppur in modalità completamente diverse, continua a dare importanza all’apparenza e non si dimostra forse così diversa da quella dipinta da Wilde: i suoi temi e la sua scrittura arrivano ancora oggi al cuore del pubblico.







