
È passata qualche settimana dalla pubblicazione della delibera di Giunta che ha gettato le basi per il “trasloco” dell’asilo nido comunale ma, anche in seguito alle parole del sindaco Antonello Portera sulle motivazioni che hanno portato alla scelta, lo scetticismo tra utenti e addetti ai lavori – attuali ed ex – non cala.
«La notizia dello spostamento è stata un fulmine a ciel sereno. Non sapevamo di urgenze particolari o di imminenti lavori di ristrutturazione dell’edificio del Peter Pan. Il Nido sta funzionando regolarmente», dicono alcune famiglie.
Le perplessità sono prima di tutto economiche e normative: conti alla mano l’affitto dei locali a palazzo Longis costerebbe al Comune quasi 650 mila euro (54 mila all’anno per un periodo di 12 anni), contro un Peter Pan che, almeno su quell’aspetto, non prevede costi essendo già di proprietà. Oltre a ciò, corso Roma si accollerebbe anche le spese di progettazione, realizzazione e messa a norma degli spazi, ora adibiti a uffici.
«I locali del nido sono stati radicalmente ristrutturati circa 35 anni fa e allora i progettisti avevano coinvolto le educatrici in ogni piccola scelta, permettendo oggi di avere spazi ancora perfettamente allineati a quanto richiesto dalla legge. Probabilmente è vero che l’attuale edificio avrebbe bisogno di qualche intervento ma sicuramente non così importante e gravoso come invece sarebbe quello sul Longis. Ammessa poi la decisione di sistemare la struttura, non si poteva seguire l’esempio di altri Comuni che sono ricorsi a container appositamente studiati e temporanei?».
Le perplessità si estendono poi anche all’ambito logistico e pedagogico con due ex educatrici, entrambe per oltre 40 anni impegnate al Peter Pan, che hanno elencato i punti più rilevanti.
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