
Sono uno dei primi volti che incrociamo quando entriamo in ospedale, chi può aiutarci nel momento del bisogno con una parola di conforto o con un sorriso. Spesso fanno da tramite tra i termini altisonanti dei medici e i pazienti, durante l’emergenza Covid sono stati definiti, con gli altri sanitari, eroi. Sono figure indispensabili per il funzionamento della sanità, tuttavia spesso sembra che il loro lavoro non venga riconosciuto in modo adeguato. Stiamo parlando degli infermieri. Una vocazione, più che una professione.
Nel mese di maggio si celebra la giornata a loro dedicata: pur essendo, quello dell’infermiere, un lavoro fondamentale, sentiamo parlare di malcontenti legati a paghe non adeguate e turni di lavoro estenuanti. Anche gli studenti universitari iscritti a questa facoltà sarebbero in calo. Eppure, ieri come oggi, si può ancora trovare chi si dedica a questo mestiere con passione.
ALCUNE TESTIMONIANZE
«Ho fatto l’infermiera in ortopedia dal 1976 al 1994, era il mio sogno sin da piccola», racconta Silvana Brignone, originaria di Madonna dell’Olmo e arrivata in regione Brentorella, a Monasterolo, nel 1984.
«Oggi tutto viaggia in modo più veloce, c’è un cambio più frequente del malato, l’assistenza è gestita in modo diverso». Parole confermate da Priscilla Allasia, infermiera nel reparto di Medicina Interna all’ospedale di Savigliano: «I pazienti sono sempre più gravi e cronici. Questo perché virus e batteri sono sempre più resistenti. Ci troviamo in un momento in cui tantissimi giovani si ammalano anche in modo grave, rendendo difficile la gestione dell’assistenza in quanto il numero di ricoveri è molto alto ma il personale non sufficiente. Non nego che a volte ho barcollato davanti ai pochi week end liberi e ai lunghi turni di lavoro, ma amo quello che faccio. È stato un percorso di felicità, sin dall’inizio degli studi, un po’ come trovare il proprio posto nel mondo. Per me essere infermiera non è solo un lavoro ma una vera e propria identità».
I racconti proseguono insieme a Isabella Perlo, Daniela Stabile e Miriam Rivarossa.





