
Con l’approssimarsi delle manovre per il futuro rinnovo del Consiglio comunale di Cavallermaggiore, i fari della politica locale si accendono inevitabilmente sull’assetto della lista di maggioranza Cavallermaggiore Viva, guidata dal sindaco Davide Sannazzaro.
Tra i profili di primo piano, spicca quello di Luca Blengino, capogruppo consiliare e figura di raccordo dell’Amministrazione. Nato nel 1993, laureato in Comunicazione interculturale, Blengino dal 2021 ricopre l’incarico di capogruppo del gruppo consiliare di maggioranza, ruolo di coordinamento politico e di cerniera tra l’organo deliberativo e la giunta. Attivo professionalmente nel settore del marketing e della comunicazione, sul versante amministrativo coordina la linea espressa dalla maggioranza, favorendo il dialogo interno e la coesione su provvedimenti chiave del programma amministrativo, fungendo da raccordo istituzionale. Di lui si parla come l’uomo nuovo, forse pronto a scendere in campo alle prossime comunali del 2027, valido motivo per stuzzicare la nostra curiosità.
A Cavallermaggiore siamo entrati nel quinto anno di mandato, anche se per le amministrative bisognerà aspettare la tarda primavera del 2027. Se lei guarda indietro all’autunno 2021, qual è la cosa che l’ha sorpresa di più della macchina comunale e in quale momento, se c’è stato, ha pensato: “Ma chi me lo ha fatto fare?”
«La sorpresa più grande è stata la distanza tra i tempi che i cittadini si aspettano e quelli di un Comune.Da fuori pensi che basti decidere e ti chiedi se chi sta in comune abbia mai fatto un giro fuori dagli uffici. Da dentro scopri che ogni scelta deve passare attraverso un iter fatto di norme, competenze che non sono le tue, bilanci rigidi e risorse che non bastano mai.Amministrare non è comandare ma provare a tenere insieme le piccole esigenze quotidiane con i progetti che guardano più lontano, senza perdere di vista le necessità delle persone, comprese le fragilità che ogni giorno vengono segnalate.Quando una decisione “giusta” sulla carta si scontra con la fatica di una famiglia, di un commerciante, di un agricoltore, di un pezzo di paese che non capisce e ha le sue ragioni, lì ti domandi se ne valga la pena. La risposta comunque è sì: perché si viene eletti proprio per fare quelle scelte e qualcuno le deve prendere mettendoci la faccia»
L’intervista completa sul Corriere
