
Il rischio concreto era quello di costruire cattedrali nel deserto, edifici nuovi o ristrutturati destinati però a rimanere “scatole vuote” per mancanza di personale. Con la firma dell’accordo tra Asl Cn1 e i sindacati dei medici di medicina generale (FIMMG, SNAMI e SMI), questa paura si allontana. L’obiettivo è chiaro: portare i medici di base all’interno delle nuove Case della Comunità, trasformandole da semplici uffici a veri centri di assistenza medica territoriale.
L’accordo introduce l’attività oraria dei medici di medicina generale all’interno delle Case della Comunità, in attesa che vengano definite le regole finali per le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali). Non si tratta di un semplice spostamento di scrivanie, ma di un potenziamento strutturale: 60 ore settimanali di copertura, dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì.
Giuseppe Guerra, direttore Generale dell’Asl CN1, non nasconde la soddisfazione per aver dato sostanza a un progetto ambizioso: «Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a realizzare questo obiettivo. Entro qualche mese avremo a disposizione tre ospedali di Comunità e otto delle nove Case della comunità. L’accordo raggiunto rappresenta veramente il coronamento di un grande progetto che ci consentirà di attivare le strutture e avviare un percorso nuovo, più completo, per una Sanità a misura di territorio».
Tra i nove hub individuati dall’accordo spicca per valore simbolico la Casa di Comunità di Savigliano, anche alla luce della costruzione del nuovo ospedale di quadrante sulla strada per Saluzzo (le altre case di comunità sono a Fossano, Saluzzo, Verzuolo, Ceva, Dogliani, Mondovì, Borgo San Dalmazzo, Dronero).
La firma è stata il frutto di una negoziazione che ha messo al centro la sostenibilità del lavoro medico e il servizio al cittadino.
I segretari provinciali Lorenzo Marino (FIMMG), Marinella Bianco (SNAMI) e Maurizio Bergese (SMI) hanno sottolineato l’importanza del passo compiuto: «Accogliamo con favore l’accordo che pone le basi per l’avvio dell’attività oraria all’interno delle case di comunità. Chiediamo uno sforzo iniziale ai professionisti per avviare queste strutture che saranno un punto di riferimento per i cittadini nell’ambito dell’assistenza territoriale».
