
Si è interrotta agli ottavi di finale la fantastica avventura di Simone Massellani agli Australian Open Junior svoltisi a Melbourne, in concomitanza con la competizione dedicata agli adulti.
Il tennista caramagnese, accompagnato dal maestro Umberto Marino, si è presentato alla competizione come numero 35 al mondo (numero 2 in Italia); ha sconfitto al primo turno il portoricano Yannik Alvarez (numero 22) per 6-0, 6-3 e al secondo il colombiano Juan Miguel Bolivar Idarraga (numero 45) per 2-6, 6-2, 6-3, prima di fermarsi al terzo contro il forte americano Keaton Hance (numero 7 al mondo) col punteggio di 0-6, 4-6. Hance che a sua volta è arrivato fino in finale alla competizione, sconfitto in due set dallo Sloveno Ziga Sesko.
Massellani, divenuto maggiorenne da pochi giorni, ha gareggiato agli Australian Open anche in doppio, in coppia con il numero 1 italiano, Matteo Gribaldo, superando al primo turno la coppia formata dal Polacco Jan Chlodnicki ed il Kazako Daniel Tazabekov (7-6, 6-4), prima di essere sconfitto al secondo turno dalla coppia stelle-strisce formata dal solito Keaton Hance e Tanishk Konduri (5-7, 4-6).
Tornato a Caramagna nella serata di venerdì 30 gennaio, dopo un po’ di meritato riposo, il giovane atleta riprenderà nei prossimi giorni gli allenamenti al centro sportivo “Best Point” di Cuneo, per poi spostarsi al centro tecnico federale di Tirrenia per una serie di test fisici ed atletici. Con lui abbiamo scambiato due battute su questa emozionante esperienza appena vissuta.
Simone, quanto e come ti sei preparato per partecipare al tuo primo torneo dello Slam?
«Ho fatto una preparazione di 10 settimane, alternate tra Cuneo e Tirrenia, lavorando molto sulla parte atletica e mi sono allenato sempre su cemento per abituarmi alle condizioni. Ho poi giocato delle partite d’allenamento verso fine preparazione per abituarmi alla competizione».
Come è stata l’accoglienza in Australia per te e per gli altri tennisti juniores tuoi avversari?
«L’atmosfera a Melbourne era bellissima; è stato un torneo molto diverso da tutti gli altri prima d’ora. Eravamo tutti trattati come dei giocatori professionisti e i bambini ci chiedevano autografi e foto».
Hai partecipato a tornei internazionali di richiamo ma eri alla tua prima competizione di livello veramente mondiale; quale è stato il tuo approccio agli incontri?
«Non ti nascondo che prima di ogni partita ci fosse un po’ di tensione; siccome parliamo di un torneo molto importante, il mio obiettivo era quello di sbagliare il meno possibile».
