
Per tutti era semplicemente “Masino”, un personaggio di Cavallermaggiore sempre cordiale ed affabile. La scorsa settimana si è spento alla casa di riposo Chianoc di Savigliano, dopo una dura malattia, Tomaso Gastaldi di anni 90. Cavallermaggiorese, paese dove ha vissuto tutto la sua vita, penultimo di 4 figli (due sorelle e due fratelli), non volendo lavorare la terra come il padre, da giovane prese la patente iniziando a fare l’autista, lavorando per più di 10 anni per “Gostino” Chiavazza consegnando i prodotti della Biraghi in giro per il nord Italia.
Quando sul finire degli anni ’50 Masino si avvicinò a questa professione, le strade erano meno sicure e i veicoli più “rustici” e l’attività prevedeva lunghe ore di lavoro a volte in condizioni molto dure per il freddo e soprattutto la fatica. Fare l’autista in quegli anni era anche un mestiere con prospettive, un simbolo di modernità e partecipazione al miracolo economico, offrendo stabilità e un ruolo chiave nella società italiana che si stava rapidamente trasformando.
Successivamente passò alla consegna per conto dei supermercati lavorando per più di 20 anni alle dipendenze di Mario Pautassi fino al raggiungimento della pensione. La sua vita è stata segnata per due volte dalle perdite di persone care che hanno lasciato un segno indelebile nella sua esistenza. Nel marzo del 1990 la scomparsa della moglie, la monasterolese Anna Serale (che allora gestiva un negozio a Cavallermaggiore in via Roma) mancata a soli 51 anni, e poi nel settembre del 2017 la perdita del figlio Massimo, abile macellaio che ha lasciato la vita terrena a soli 55 anni.
