
Eccoci al terzo appuntamento con la rubrica “L’arte svelata” dedicata alle opere conservate presso i depositi del museo civico. Ancora una volta abbiamo un’opera realizzata da un pittore rimasto anonimo ma probabilmente possiamo dire che fosse un saviglianese, dato che il soggetto è la veduta di una strada cittadina.
Il titolo dell’opera è infatti “Scorcio di via Beggiami in Savigliano” ed è un dipinto ad olio su tela – non firmato e non datato senza iscrizioni sul retro. Le misure con cornice sono di 65 centimetri di altezza per 34,3 di larghezza mentre senza la cornice lignea dorata le misure sono di 56,5 di altezza per 26 di larghezza.
L’opera, restaurata nel 2006 dal restauratore Eandi, si presenta in buono stato di conservazione. È possibile arrivare a dare una datazione all’opera in base ad alcuni particolari del dipinto collocandola agli inizi del XX secolo. La via è inquadrata dal lato opposto di piazza Santa Rosa e sul fondo si nota appunto il monumento all’eroe Santorre di Santa Rosa realizzato da Giuseppe Lucchetti nel 1869, quindi l’opera è sicuramente stata realizzata posteriormente alla posa dal monumento, inoltre sono presenti luminarie ai muri: si nota infatti sulla sinistra un lampione presumibilmente a gas. Questo elemento aiuta molto a collocare la scena ad inizio del ‘900 poiché questo tipo di illuminazione si diffuse proprio in questo periodo storico.
La stagione è bella, non sono presenti pozzanghere o residui di neve, il cielo si presenta limpido e azzurro. La composizione è prospettica e le case affiancano la strada guidando l’occhio dell’osservatore lungo il selciato verso l’arco neogotico e in fondo fino al già citato monumento. Si notano le facciata intonacate, i balconi con le ringhiere in ferro battuto, i tetti con i coppi, le finestre, il tutto a donare una visione del centro storico antico di Savigliano non lontana da come si presenta ancora oggi, dando però l’impressione di un luogo silenzioso e senza tempo, poetico e calmo. I colori sono caldi con tonalità ocra, beige, marroni terrosi dei tetti e grigio del selciato che vanno a contrastare con il cielo azzurro limpido.
L’inquadratura è centrale con il punto di vista leggermente rialzato rispetto al piano stradale con le linee architettoniche che puntano verso il centro. Le pennellate non sono eccessivamente materiche e inoltre non ci sono figure umane, il che richiama alcuni aspetti della pittura metafisica ma non è propriamente inquadrabile in questa corrente poiché non ci sono forzature prospettiche, elementi illogici o luci innaturali.
I riferimenti che guidano verso un’ispirazione metafisica sono dati dallo spazio vuoto e il senso statico delle sole architetture, un parallelo alle celeberrime “Piazze d’Italia” dipinte da Giorgio De Chirico in cui si trovano spazi urbani vuoti e silenziosi con la presenza muta di monumenti dei dipinti degli anni ‘20 del ‘900 – quindi all’incirca contemporaneamente a quest’opera – ma si differenzia per l’assenza di elementi enigmatici o simbolici. Allo stesso tempo l’opera può avere un richiamo ai paesaggi urbani di Mario Sironi realizzati tra gli anni ‘20 e ‘30 del ‘900 ma anche in questo caso mancano alcune caratteristiche come presenze massicce o allegoriche, luci ed ombre drammatiche ma dona una visione calma e nostalgica.
