
Anche se da qualche anno non risiede più in città, Martina Pedron, classe 1997, è nata e cresciuta a Savigliano dove ha frequentato gli studi e conserva i suoi affetti familiari. L’abbiamo incontrata perché si sono da poco concluse due mostre, una a Genova ed una a Torino, che hanno visto, tra le altre, le sue illustrazioni protagoniste. Ma andiamo con ordine, Martina (che si definisce “aspirante illustratrice”) ha sempre avuto la passione per il disegno.
«Dal momento che ho imparato a tenere in mano una matita ho iniziato a disegnare. Purtroppo sono sempre stata “frenata” dalla paura che la mia passione non mi avrebbe permesso di trovare un lavoro stabile per poterne fare una vera e propria professione. Ciò mi ha portato a una serie di scelte non in linea con ciò che mi piaceva veramente fare», ci dice sorridendo con estrema onestà.
Quali sono stati i tuoi studi?
«Ho conseguito il diploma di grafica pubblicitaria al l’IPC di Savigliano e successivamente la laurea triennale alla facoltà di Scienze della Comunicazione di Torino. Anche se ho scelto dei corsi legati alla grafica e al mondo dell’arte, non sentivo totalmente mio quel percorso di studi. Dopo la laurea ho fatto il servizio civile al museo di scienze naturali “Craveri” di Bra e poi ho alternato alcuni lavori anche molto diversi tra loro. Al momento lavoro in un bistrot in una piccola borgata di Ostana, Ciampagna, proprio davanti al Monviso dove sono da qualche anno».
Anche se ora stai svolgendo un lavoro diverso, la tua grande passione per l’illustrazione rimane.
«Esatto, è innegabile che mi piaccia creare. Mi piacerebbe riuscire a fare della creatività il mio lavoro. Mi rendo conto di quanto non sia facile e di come non dipenda solo dall’esterno ma anche e soprattutto da me stessa. È un settore piuttosto competitivo dove si deve sgomitare per farsi notare ma al tempo stesso è qualcosa che non posso ignorare».
Come sei “arrivata” alle mostre alle quali hai partecipato?
«Grazie ai social, dove sono state pubblicizzate delle “open call” ovvero delle possibilità di iscriversi e partecipare a queste esibizioni. Ho mandato alcuni miei lavori, in relazione al tema trattato, e sono stati accettati. Per “Liquid Sky”, titolo della mostra al Museo Galata di Genova, era il rapporto tra dimensione interiore e realtà esteriore. Sono stati usati l’acqua, simbolo di movimento/trasformazione, ed il cielo, emblema di spazio aperto e possibilità, come elementi di paragone. Per l’esposizione di Torino, al “Con-temporary Spaces” invece il titolo era “Dreams”, dedicato alla dimensione del sogno».
